Saturnali, baccanali e l'origine del Natale
Il solstizio d'inverno è una delle date più celebrate dalle molte religioni che ci hanno preceduto. Essendo il giorno più corto dell'anno, il 21 dicembre è stato considerato da molte religioni come un giorno chiave in cui la notte e la morte regnano sovrane fino a quando non vengono sconfitte all'alba dal sole, i cui raggi portano nuova vita non solo ai raccolti ma anche all'anima umana.
Per questo motivo, durante il solstizio, che coincideva con la fine della stagione della semina, si tenevano feste che concedevano un po' di riposo ai credenti e propiziavano la protezione degli dei sui raccolti durante l'inverno affinché germogliassero in primavera. Con l'arrivo del cristianesimo, tutte queste feste furono riassorbite dal Natale: la festa che celebra la nascita di Cristo e la venuta della redenzione per tutta l'umanità.
Se molte di queste tradizioni pagane hanno contribuito alle attuali festività natalizie, l'influenza principale è stata quella dei Saturnalia romani, celebrati in onore del dio Saturno dal 17 al 25 dicembre, giorno in cui si teneva una festa speciale chiamata Brumalia. Durante i Saturnalia i romani lasciavano da parte il lavoro per mangiare, bere e scambiarsi doni, liberando persino gli schiavi dalle loro faccende, in un allegro rovesciamento dell'ordine sociale in cui gli schiavi svolgevano per qualche giorno il ruolo di padroni.
Anche le corone di vischio erano, come oggi, un elemento importante dei festeggiamenti, poiché, essendo una pianta perenne che fiorisce anche in inverno, era considerata consacrata a Saturno; ma invece di limitarsi a baciarsi sotto il vischio, le coppie avevano l'abitudine di avere rapporti sessuali per propiziare la fertilità dei campi e la buona sorte. In epoca imperiale la festa fu assimilata anche al Sole Invictus, epiteto di Mitra, dio iranico della guerra e della giustizia nato in quel giorno, il cui culto era popolare tra i soldati e alcune famiglie nobili come quella dell'imperatore Aureliano.
Di tono simile erano i baccanali, una festa di origine greca in onore della nascita di Dioniso (avvenuta naturalmente durante il solstizio) in cui processioni di baccanti attraversavano i campi portando falli e statue del dio, che intrattenevano con danze e canti per attirare la sua protezione sui raccolti. Come Dioniso, i semi rinascevano in primavera dopo essere stati sepolti sottoterra, quindi era opportuno celebrarlo con vino in abbondanza e banchetti all'aperto, talvolta accompagnati da spettacoli e teatro per la gioia dei contadini.
In Attica si celebrava in questo periodo anche l'Haloa, una festa dedicata a Demetra in cui le donne chiedevano alla dea di occuparsi dei campi mentre sua figlia Persefone era nell'Ade. Nel rito, da cui erano esclusi gli uomini, si mangiavano torte di cereali e verdure e curiosi dolci a forma di vulva e fallo con proprietà fertilizzanti.
Ma teologicamente la festa che più si avvicina al Natale è la celebrazione della rinascita di Ra nell'antico Egitto. Nella terra del Nilo, il dio del sole non era solo la forza che faceva crescere la vita, ma svolgeva anche un ruolo importante nella resurrezione delle anime, trasportandole negli inferi. Per questo motivo, quando il sole tornava a splendere dopo il solstizio, gli egizi organizzavano feste e banchetti in suo onore, decorando le loro case con palme e altri sempreverdi (simbolo di vita eterna) fino a quando Ra rinasceva il 25 dicembre.
Dopo la caduta di Roma le invasioni barbariche e vichinghe portarono nel mondo cristiano molti degli elementi che oggi caratterizzano il Natale, grazie alla festa pagana di Yule, un rito solstiziale in onore degli dei da cui hanno origine molte delle nostre tradizioni natalizie. Celebrato il 21, Yule iniziava con la notte della madre, una festa in onore di Jörð, dea della terra e madre di Thor, che ricorda fortemente la vigilia di Natale per il suo legame con la vergine Maria.
Il 22 i festeggiamenti proseguivano decorando gli abeti con frutta e candele in onore di Odino (protettore dell'albero Ygdrassil che univa i nove regni), e i celebranti giravano per le case intonando canti per scacciare gli spiriti maligni, prima di sacrificare un maiale a Frey e mangiarlo in famiglia, tradizioni adottate dai cristiani e ancora oggi in uso. In realtà, sia i Re Magi che Babbo Natale sono stati ispirati da Yule: in quella notte, infatti, Odino attraversava il cielo sul suo cavallo Sleipnir, portando doni ai bambini che avevano lasciato loro qualcosa da mangiare.
Non conoscendo la data precisa della nascita di Cristo, i padri della Chiesa decisero di assimilarla a tutte queste feste pagane, per facilitare il processo di conversione senza rompere con le tradizioni dei futuri credenti. Peraltro, si rivelò uno strumento utile nei primi tempi del cristianesimo, poiché, durante le persecuzioni a cui erano periodicamente sottoposti, i cristiani potevano sottrarsi all'esecuzione dicendo che stavano celebrando i Saturnalia o qualche altra festa pagana, e quindi onorare Gesù senza destare sospetti.
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